Il 13 e 14 marzo il Campus di Baronissi si trasforma in un laboratorio di innovazione. Ventisei squadre da tutta la Campania — e una sorpresa dalla Sardegna — si sfidano a colpi di videogiochi.
C’è qualcosa di elettrico nell’aria a Baronissi. Il Campus universitario del PalaUnisa A si prepara ad accogliere decine di giovani sviluppatori pronti a non dormire per un intero weekend, armati di laptop, idee e una buona dose di coraggio. È la quinta edizione della Phaser Game Jam… e quest’anno promette di essere la più grande di sempre.
Cinque anni di crescita, una community che non si ferma
La Phaser Game Jam non è nata grande — è diventata grande. Ideata e organizzata dall’IIS “Margherita HAck” e dall’Associazione HackFarm E.T.S., la manifestazione ha costruito edizione dopo edizione una reputazione solida nel panorama della creatività digitale giovanile in Italia.
La Dirigente scolastica, prof.ssa Roberta Masi, lo sa bene: «Siamo ormai alla quinta edizione e i nostri ragazzi sono cresciuti insieme a questo progetto». Non è retorica: molti degli studenti che partecipano oggi hanno visto nascere questa iniziativa quando erano alle medie. Oggi scrivono codice, compongono musiche originali, disegnano personaggi e costruiscono mondi interi in 48 ore.
Il tema: (R)Evolution
Ogni edizione ha il suo tema e quello del 2026 è una scelta coraggiosa e quanto mai adatta ai nostri tempi: (R)Evolution. Evoluzione o rivoluzione? La risposta — deliberatamente — non c’è. Ogni team la troverà da solo.
«Abbiamo voluto lasciare ai ragazzi la possibilità di scegliere tra evoluzione e rivoluzione», spiega Raffaele Napoli, presidente dell’Associazione Hackfarm, «il tema è nato anche da un sondaggio tra gli studenti stessi: un dettaglio che dice molto sulla filosofia di questa iniziativa, dove i giovani non sono spettatori, ma protagonisti attivi fin dalla prima mossa».
Una sfida vera, non una simulazione
In un weekend, i partecipanti devono produrre un videogioco completo usando la piattaforma Phaser: programmazione, grafica, narrazione, musica. Tutto. Una giuria di esperti del settore e docenti universitari valuterà non solo la qualità tecnica, ma anche la capacità dei team di presentare e raccontare il proprio progetto.
In palio ci sono 6 premi per un montepremi complessivo di circa 3.000 euro in buoni tecnologici. Non male, ma chi conosce questi eventi sa che il premio vero è un altro: la soddisfazione di aver costruito qualcosa dal nulla, insieme, sotto pressione.
La novità: una squadra arriva dalla Sardegna
Quest’anno partecipano 26 squadre provenienti dalle cinque province della Campania. Ma c’è una novità che vale la pena sottolineare: per la prima volta, una squadra arriva da Olbia, in Sardegna. Un segnale concreto che questa manifestazione ha smesso da tempo di essere un evento locale per diventare un punto di riferimento nazionale.
Per i più giovani: l’Hackathon Junior con la stampa 3D
Accanto alla competizione principale debutta anche una sezione dedicata agli studenti delle classi terze delle scuole medie: l’Hackathon Junior. Il campo di gioco qui è diverso — la stampa 3D — ma lo spirito è lo stesso: imparare facendo, progettare pensando, crescere collaborando.
Scuola, imprese, università: un ecosistema che funziona
Ciò che rende la Phaser Game Jam diversa da molte altre iniziative simili è la rete che la sostiene: istituzioni locali, l’Università di Salerno e realtà imprenditoriali tutti intorno allo stesso tavolo, con un obiettivo comune: costruire un ponte reale tra formazione e lavoro, tra competenze digitali e opportunità concrete. Non con le parole, ma mettendo risorse, spazi e tempo a disposizione di chi verrà dopo.
Appuntamento il 13 e 14 marzo al PalaUnisa A, Campus di Baronissi, Università degli Studi di Salerno. Perché il futuro della tecnologia si gioca adesso — e si gioca qui.







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